LOOR: la musica è la risposta

LOOR: la musica è la risposta

Prosegue il viaggio alla scoperta di Bacchanalia Fest. Per entrare ancor più nell’atmosfera del festival campano, ecco l’intervista a uno degli artisti che si esibiranno nel corso della sesta edizione. LOOR è il nome scelto per il proprio progetto solista da Gwin Sainsbury, musicista di fama internazionale grazie al suo passato come membro degli alt-J.

LOOR è un termine che racchiude diversi significati. Dalla mitologia della Cornovaglia, da cui Gwin proviene, ai riti sciamanici simboleggiati dal battito della musica techno. LOOR è anche un messaggio, o meglio un avvertimento. Non può esistere la musica senza che alla base vi sia un’esperienza diretta della natura. Tutto questo è messo a rischio non solo dalle nostre abitudini in generale, ma anche dal mondo dell’industria musicale che, troppo a lungo, ha finto di non riconoscere il proprio impatto sul pianeta. Fra riferimenti psichedelici e “incidenti felici” causati dai computer-robot, la musica di LOOR crea un ponte fra il mondo digitale e quello naturale, senza piegare l’uno al volere dell’altro, ma piuttosto diventando la testimonianza di quanto questi mondi siano, fra loro, profondamente connessi.

Il tuo progetto, LOOR, nasce da una rottura con il passato. Quali fattori ti hanno spinto a intraprendere questo cambiamento?

Ho sempre avuto un interesse per la musica elettronica, nonostante fossi noto per suonare la chitarra e il basso negli alt-J. Qualche anno fa stavo facendo un master e scrivendo la mia tesi e ho deciso di rimandare quel lavoro, iniziando a utilizzare alcuni software musicali per fare musica elettronica. A quel punto, pensavo di voler entrare nel mondo accademico, ma ho realizzato che la musica fosse molto più avvincente delle parole che stavo scrivendo. Così ho finito per prendere la cosa sempre più seriamente, migliorare a fare musica con strumenti elettronici e computer.

Il tuo percorso artistico e musicale è iniziato molto tempo fa; in che modo suonare a viaggiare in giro per il mondo ti hanno arricchito dal punto di vista personale e artistico?

Da un lato, viaggiare per il mondo può darti una migliore prospettiva sul pianeta: ti costringe a mettere costantemente in discussione la logica della tua educazione culturale e le differenze socio-politiche che ti trovi di fronte. In questo senso, viaggiare per il mondo e suonare musica è un vero e proprio privilegio. D’altra parte è stancante e terribile per l’ambiente, per non parlare dell’impatto che il turismo globale ha sulle culture. Penso che la grande domanda derivata dalle mie esperienze sia: “come possiamo mantenere una carriera nella musica a fronte del nostro impatto ambientale e dell’egemonia capitalista?”. Continuare con la situazione attuale sembra una follia.

LOOR: la musica è la risposta
LOOR

A partire dal tuo nome d’arte e anche concentrandosi sul titolo di alcuni dei tuoi lavori, emerge una forte connessione con la natura. In che modo questo argomento influisce sulla tua musica? Usi tecniche particolari per produrre o segui uno specifico modus operandi?

Il mio nome d’arte, LOOR, è una parola orginaria della Cornovaglia che ha tre significati intrecciati: Luna, Lode e divinità. Questo significato animista mi piace e si basa sulle mie esperienze di crescita nel paesaggio della Cornovaglia: un paesaggio che può essere sia nutrimento sia brutale, cambiando continuamente forma. Penso che quando si cresce immersi nella natura, sia difficile differenziare il proprio corpo e la propria identità da questi paesaggi, perché mi hanno dato la vita.

Considero la mia musica come una risposta alle mie esperienze del mondo naturale. Trovo difficile produrre un lavoro che abbia una risonanza emotiva, se non sono stato almeno a fare un’escursione o un giro kayak da qualche parte. In linea generale, mi è difficile individuare come funzioni il processo, ma è come se che ci fosse una sorta di eccesso emotivo che porto indietro dai miei viaggi e che trovano la loro strada nella mia musica. In linea con i miei processi di produzione, elementi come il Field Recording potrebbero trovare spazio nella mia musica, ma, in generale, uso tecniche di sintesi generativa per produrre degli “incidenti felici”.

Mi spiego: programmo i sintetizzatori come se fossero dei robot. Fornisco loro degli insiemi di regole insieme ad algoritmi casuali in modo che suonino da soli. Quindi c’è una logica, ma c’è anche il caso che genera cose imprevedibili. Registro questi prodotti musicali ed elimino la performance di questi robot. Certo, spesso trascorro ore immerso nella spazzatura, ma, di tanto in tanto, i synth fanno qualcosa di magico: un “incidente felice”, un riff o una modulazione che non avrei mai creato. In questo modo spesso sento che il mio lavoro è una collaborazione tra me, i paesaggi e i computer.

LOOR: la musica è la risposta
LOOR

Da quando esiste LOOR, hai anche voluto lanciare un messaggio politico con la tua musica (“Kill The Bill” è un buon esempio). Pensi che sia importante al giorno d’oggi che un artista si interfacci con la politica? Quale può essere la funzione dell’arte in questo senso?

Non solo penso che sia importante, penso che sia essenziale che gli artisti si interfaccino con le questioni politiche. Siamo sull’orlo del totale collasso ecologico, e quindi sociale. Penso che sia dovere di ogni essere umano impegnarsi e resistere in ogni modo possibile.

La tua musica può essere definita come una techno con elementi legati alla psichedelia, al mondo della World music e del synth pop. Personalmente ti senti vicino a uno o più generi?

Penso, come molti, che i miei gusti musicali siano eclettici. Tuttavia, c’è qualcosa nell’effetto sciamanico del battito della techno che mi attira. È in grado di aprire uno spazio ipnotico in cui si può davvero perdere se stessi. Quando suono dal vivo, non voglio guardare dall’alto, dai miei synth, per vedere la gente che mi fissa. Voglio vedere il pubblico totalmente nel proprio mondo, immerso nella danza e impegnato nelle proprietà trasformative dell’esperienza.

Il tuo progetto è nato in un momento infelice dal punto di vista della musica dal vivo, sei felice di poter finalmente suonare come LOOR? Com’è strutturato il tuo live?
Sì, tornare alla musica senza un management o un’etichetta è molto liberatorio. Io sono capo di me stesso, così posso prendere decisioni su quello che faccio, posso decidere di non suonare e programmare dei live con tempistiche più umane. Attualmente, il mio live è un mix di synth analogici e modulari, con una sequenza che arriva da Ableton. È meno ambient dei miei dischi, più techno psichedelica e più adatto al dancefloor.

Oltre alla tua performance a Bacchanalia Fest, hai altri show in programma? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente non ho altri festival in programma. Non ero sicuro che il Covid fosse fuori gioco quest’anno, quindi non volevo rischiare di organizzare un’intera estate di spettacoli. In questo senso il mio live a Bacchanalia Fest sarà molto speciale per me. Verso la fine dell’anno, farò un piccolo tour nel Regno Unito e in Europa con la mia nuova musica. In autunno/inverno rilascerò anche un paio di dischi collaborativi.

Nicchia Elettronica è media partner di Bacchanalia Fest

ENGLISH VERSION

LOOR is a term that encompasses several meanings. From the Cornish mythology, from which Gwin comes, to the shamanic rites symbolized by the beat of techno music. LOOR is also a message, or rather a warning. Music cannot exist without a direct experience of nature. All this is put at risk not only by our habits in general but also by the music industry that, for too long, has pretended not to recognize its impact on the planet. Between psychedelic references and “happy accidents” caused by computer robots, the music of LOOR creates a bridge between the digital and the natural world, without bending to one another’s will, but simply becoming the testimony of how these worlds are, between them, deeply connected.

Your solo project began with a break from the past. What factors prompted you to undertake this change?

I had always had an interest in electronic music- despite being known for playing guitar and bass in alt-j- and a few years ago I was doing a master’s degree and writing my thesis and decided to procrastinate that work by using some music software to make electronic music. At that point, I thought I wanted to go into academia but I found the music to be much more compelling than the words I was writing. So I ended up taking it more and more seriously and getting better at making music with electronics and computers.

In any case, your artistic and musical journey began a long time ago; how have playing and traveling the world enriched you from an artistic and personal point of view?

On the one hand, traveling the world can give you a better perspective on the planet- it forces you to constantly question the logic of your own cultural upbringing and the socio-political differences that you are confronted with. Traveling the world and playing music is a real privilege in that sense. On the other hand, Travelling the world is both tiring and awful for the environment- not to mention the impact global tourism has on cultures. I think the big question from my experiences- is how do we maintain a career in music in the face of our carbon footprints and capitalist hegemony? Continuing the current situation seems like madness.

Starting from your stage name and also focusing on the title of some of your works, a strong connection with nature emerges. How does this topic affect your music? Do you use particular techniques to produce or do you follow a specific modus operandi?

My stage name LOOR- is a Cornish word that has three, intertwined, meanings: Moon, Praise, and deity. I like this animist meaning and it draws on my experiences of growing up in the Cornish landscape- a landscape that can be both nurturing and brutal- always changing. forms. When you grow up immersed in nature I think it is hard to differentiate my own body and identity from these landscapes- because they made me. 

I view my music as a response to my own experiences of the natural world- I find it hard to make emotional resonant work unless I have just been on a hiking or kayak trip somewhere. Broadly speaking, I find it hard to pinpoint how this works- but it appears that there’s some sort of emotional excess that I bring back from trips that find its way into my music.

With my production processes, elements like field recordings might make it into my music, but in general, I use generative synthesis techniques to produce ‘happy accidents. This requires some explanation – I program synthesizers like they are robots. They are given sets of rules alongside random algorithms so that they will play by themselves- so there’s a logic but it also randomly does things that are unpredictable. I record these musical offerings and edit out the gold from these robot performances. Of course, I often sit through hours of complete rubbish- but every now and then the synths do something magical- a  ‘happy accident’, a riff, or a modulation that I would never have created myself is born. So I often feel that my work is a collaboration between myself, landscapes, and computers.  

Since LOOR exists you have also wanted to launch a political message with your music (Kill The Bill is a good example). Do you think it is important for an artist to interface with political issues nowadays? What can be the function of art in this sense?

I not only think is it important- I think it is essential that artists interface with political issues. We are standing at the edge of total ecological, and therefore, social breakdown- I think it is the duty of every human to engage and resist in any way possible.

Your music can be defined as techno, even with elements related to psychedelia, World music and synth pop. Do you personally feel more connected to one or more genres?

I think, like many, my music tastes are eclectic- However, there is something about the shamanic effect of techno’s pulse that draws me in. It can open up a hypnotic space that you can really lose yourself in. When I’m playing live I don’t want to look up from my synths to see people staring back at me – I want to see the audience totally in their own world, immersed in dance, and committed to the transformative properties of the experience.  

Your project was born in an unhappy moment from the point of view of live music, are you excited to be able to finally play around as LOOR? How is your live prepared?

Yes- coming back to music without management or a label is very liberating- I am my own boss so I get to make decisions about what I do and don’t play as well as being able to structure live shows around a more human schedule. Currently, my live show is a mix of analogue and modular synths- with sequencing coming from Ableton. It is less ambient than my records and more four to the floor, psychedelic techno. 

Do you have any forthcoming live show? Where will you perform? What are your plans and projects for the future?

I currently have no other festivals scheduled. I was unsure about whether COVID was out of the picture this year so didn’t want to risk booking an entire summer of shows. So my show at Bacchanalia festival will be quite special for me. Near the end of the year, I will have a small UK and Europe tour of my new music. I am also releasing a couple of collaborative records in the Autumn/ Winter. 

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