La scena elettronica italiana continua a sfornare talenti

Due chiacchiere con Arturo Camerlengo per l’uscita del suo primo EP “Genesi”

Qualche tempo fa ricevo una mail da Arturo Camerlengo, un giovane produttore di Benevento, che mi informa dell’uscita del suo prossimo EP, “Genesi“. Incuriosito e spinto, come al solito, da sete di conoscenza musicale, decido di prendermi un momento di libertà per dedicarmi all’ascolto. Nella mail Arturo parla di sonorità “dark” e dell’utilizzo di campioni vocali propri. Inoltre scrive di essersi affidato per il mix e il master dei brani a gente non di poco conto (vedremo dopo). Mi butto quindi nell’ascolto. Man mano che mi immergo nelle tracce di Genesi, vengo sempre più conquistato dalle atmosfere rarefatte e dal suono malinconico di Arturo. Il suo lavoro mi convince, anzi, é il caso di dire che mi piace. Lo contatto e ci accordiamo per un’intervista.

Quella che ne é uscita é stata una chiacchierata da cui mi sono portato a casa almeno 10 nuovi nomi di artisti che non conoscevo. Tutti tips di Arturo che oltre a fare la sua, vive della musica degli altri. Fra gli argomenti che abbiamo toccato non ci sono solo musicisti, ma si é parlato anche di strumentazioni e tecniche di produzione, anche sperimentali.

E mi ci é voluto un po’ per andare oltre il muro di timidezza che lo circonda, ma poi sono riuscito a farmi raccontare anche di sé e del suo primo lavoro, Genesi EP. Ho deciso di riportare la nostra chiacchierata in maniera non lineare (abbiamo spaziato davvero tanto), ma procedendo traccia per traccia attraverso l’EP.

La copertina di “Genesi EP”

Alla scoperta di Genesi, traccia per traccia

Genesi è il pezzo che apre e dà il nome all’EP. Inizia con una serie di suoni realizzati con un sintetizzatore Crave. “É un bellissimo sintetizzatore semi-modulare con cui ho composto la linea portante del pezzo“. Proprio la linea melodica é ciò che subito conquista del brano: un loop immersivo che, verso la fine, si dipana con l’ingresso dei vocal.

Segue Pneuma, prodotto insieme all’amico Talpah. A proposito della collaborazione, Arturo dice: “con Christian (Talpah) abbiamo fatto quel pezzo in un pomeriggio e anche se corto ci è subito piaciuto. Okay, poteva essere sviluppato di più e fatto diventare più lungo, però ci sta perché entrambi ci abbiamo messo il nostro sound.”

In Kentia invece, si colgono i riferimenti alle origini musicali di Arturo. “Io a livello ritmico vengo più dall’afro beats, anche a livello di sample“. Nel pezzo infatti oltre alle linee melodiche e ai campioni vocali trova spazio una ritmica che rimanda appunto all’afro e alla world music. “Quelle sono state le prime cose che producevo, poi ho cercato di fondere quel mondo con produzioni più attuali. In particolare, mi sono rifatto a Jlin e soprattutto alle sonorità di “Black Origami” che mi é piaciuto molto. Per l’utilizzo delle voci invece mi sono ispirato a Holly Erndon, solo che non avendo a disposizione delle coriste ho usato campioni miei”.

Una passione per i microfoni e la voglia di sperimentare

A proposito, Arturo ha un certo feeling con i campionamenti: “sono appassionato di microfoni. A casa ne ho sia dinamici che a condensatore. Nell’EP ho sperimentato il più possibile, soprattutto con le voci, usando sia virtual instruments sia effetti per la voce come il Roland VT-3, con cui faccio anche le linee di vocoder, oppure il vocoder del MicroKORG.”

When invece nasce dalla collaborazione con Kaibe. “Lui viene da un ambiente più “hip-hopeggiante. Ci siamo sentiti via web e abbiamo steso delle bozze. Abbiamo sviluppato il pezzo in cui io ho messo più le parti vocali e lui le parti ritmiche.”

Santo é il pezzo forse più rappresentativo di tutto l’EP. É accompagnato da un video ideato e autoprodotto dallo stesso Arturo. Tutto l’EP é “un’autoproduzione completa. Il video l’ho fatto con l’aiuto di un ragazzo trovato su Feever che faceva video musicali. L’idea del video di Santo è mia così come le grafiche, per cui mi dà una mano un ragazzo che si chiama Joseph Di Gennaro .”

Il video autoprodotto di “Santo”

L’importanza di essere seguiti da vicino nella realizzazione delle tracce

Discorso a parte invece per quanto riguarda il mix e il master. “Loro hanno fatto il grosso.” Loro sono rispettivamente Niccolò Di Gregorio (aka Barbara999999999 e Pop X) e Davide Maio (aka Divide e Syntaxism). “All’inizio, se ti posso dire la verità, non suonava granché. Se non fosse stato per Niccolò e Davide non avrebbe suonato bene.

Si é instaurato un bel rapporto soprattutto con Davide con cui mi sono trovato non bene, ma benissimo. Per quanto riguarda il mix e il master, una cosa che ho imparato nel tempo é che bisogna stare vicini agli ingegneri del suono. Io sono di questa opinione perché in questo modo hai la possibilità di dire nell’immediato quali sono le tue intenzioni e qual è l’impronta che vuoi dare alle tracce. Con Niccolò invece ci siamo sentiti via mail e anche se il suo lavoro é stato buono, se ci fosse stata la possibilità di vederci, sarei andato da lui e il risultato sarebbe stato migliore.”

I complimenti da “La Tempesta Dischi” e la scelta di investire sul proprio lavoro

E pensare che Arturo una versione demo dell’EP l’aveva mandata a niente meno che La Tempesta Dischi. “E questi mi hanno pure risposto (dice ridendo), senza mix e senza master che suonava ancora una schifezza.” Ricevere i complimenti da una delle migliori etichette di musica alternativa in Italia gli dà la spinta a contattare Niccolò e Davide per il mix e il master. “Lì ho capito che dovevo investire sul lavoro che avevo fatto perché venivo riconosciuto da persone per cui non era una cagata.”

A proposito di New Lands, che chiude l’EP, Arturo regala un aneddoto che dice tanto anche della sua inclinazione a sperimentare: “uno degli effetti all’inizio del pezzo è il suono della mia macchina che si accende, su cui ho messo un resonatore.” E per quanto riguarda le sue influenze “quello è il pezzo che più si avvicina al suono di Blanck Mass. Poi io ho aggiunto la parte percussiva. C’è anche un gioco di gate (presente in tutto l’album) in cui le note sono messe sulle percussioni. Così si crea un effetto per cui a volte si sentono e a volte no.”

I primi passi e i progetti futuri

Scatto che ritrae Arturo Camerlengo

Con Genesi, Arturo Camerlengo entra di diritto nella scena elettronica italiana e, anzi, si inserisce nel solco di tanti musicisti interessanti provenienti da realtà grandi o piccole della penisola. Una scena che é paradossalmente ancora più apprezzata all’estero che da noi, tendenza che é ora di invertire.

E per il futuro? “Uscirà una versione fisica dell’EP in cui ci saranno anche dei remix curati da altri artisti. Sono molto contento perché ognuno ha dato una propria interpretazione alle tracce. Nei prossimi mesi dovrei uscire per un’etichetta di Milano con un remix. Sto approfondendo lo studio dell’elettronica per un lavoro successivo l’anno prossimo. Vorrei fare una cosa ancora più impegnata per cui ci sarà forse la possibilità di fare un live. Forse uno anche quest’estate, ma non sarà facile, vista la situazione.”

Per l’impressione che ho avuto di Arturo sia dal punto di vista umano che musicale non posso che augurargli di ricevere riscontri positivi per il suo lavoro. Per quanto insicuri e “labili” ci si possa sentire muovendo i primi passi nel mondo della musica, con Genesi Arturo Camerlengo centra l’obbiettivo. Riesce a fare ciò che per ogni musicista é fondamentale: padroneggiare la tecnica in maniera originale, senza paura di mostrare il proprio lato più intimo e profondo.

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