Alla scoperta de La Premiata Agenzia Sviaggi

Alla scoperta de La Premiata Agenzia Sviaggi

La Premiata Agenzia Sviaggi (LPAS abbreviato) è un un progetto audace e non incasellabile che racchiude al suo interno un mare di idee, suggestioni, talenti e visioni. Uno dei suoi membri e fondatore, Mauro “Smè” Sciarratta, ci guida in quest’intervista alla scoperta del collettivo nato tra Padova e Amsterdam. Una creatura mutaforma che negli anni si è ritagliata la sua fetta di seguaci affezionati grazie a live iconici dove elettronica e psichedelia (s)viaggiano assieme a visual dal retrogusto vaporwave. LPAS è qualcosa di contaminato, per molti versi unico, che trova molteplici forme di espressione attraverso la musica, il fumetto e l’arte visiva.

Che cos’è La Premiata Agezia Sviaggi e perché questo nome?

La Premiata Agenzia Sviaggi è un collettivo multimediale. Il nostro motto è di essere un collettivo basato sull’istinto estetico ricreativo. Queste tre parole contengono molto di quello che siamo. C’è un istinto, quindi qualcosa che parte e che difficilmente viene frenato. Tutto quello che parte, a meno che non siano cose completamente strampalate o fuori dal nostro budget, non ci limitiamo a farlo. Estetico perché perseguiamo un principio estetico che si traduce non solo in visual art, ma in un’estetica più strutturata che guarda anche a come noi ci troviamo in questo mondo fatto di sensazioni. E poi ricreativo perché siamo partiti cazzeggiando, ma poi ci siamo resi conto che i prodotti che man mano pensavamo, progettavamo e poi realizzavamo non erano così male. Ci siamo resi conto che poteva aver senso far vedere questa nostra estetica in giro.

Riguardo al nome, avevamo in mente la Premiata Forneria Marconi, e io ed Emanuele Lotti, l’altro cofondatore, non riuscivamo a togliercela dalla testa. “Premiata“, la nostra “Agenzia” collettiva doveva essere premiata. Poi “Sviaggi” è il nostro immancabile tag che ci descrive appieno.

Alla scoperta de La Premiata Agenzia Sviaggi
Estratto dalla fanzine LPAS

Com’è partito il vostro percorso?

Ho iniziato con un amico fotografo che mi faceva gli artwork per dei pezzi che caricavo su Soundcloud. Poi c’è stato un viaggio ad Amsterdam che è stato una pioggia di epifanie, più o meno auto conclusive, a cui è seguita l’inclusione di altri nostri amici nel progetto. A partire da quelle persone poi c’è stata un’evoluzione progressiva con l’ampliamento del comparto musica per cui si è formato il gruppo a cinque, che momentaneamente è fermo, ma le cui idee continuano ad andare avanti: eravamo io, Michele “Frez“, Giancarlo “lo Sciacallo“, Ale “Faffi” e Luca “Pesci“. Da qui quindi la possibilità per il progetto audio di non fermarsi: semplicemente abbiamo pensato di rimodulare la nostra realizzazione con il progetto iniziale, cioè audio e video che interagiscono non necessariamente da un punto di vista hardware, ma contenutistico e sinestetico.
Nel corso del tempo ci sono stati altri contributi piuttosto importanti che hanno dato vita anche al comparto scrittura, cosa che all’inizio non avevamo idea di come impostare e portare avanti. Aver conosciuto persone, che poi abbiamo incluso nel collettivo, ci ha permesso di aggiungere un’ulteriore dimensione a questo elemento sinestetico: cosi è nata la sceneggiatura per Dottor Sviaggi. L’idea di questo soggetto è nata durante la scrittura di una canzone. Si tratta del nostro personaggio fondativo perché da questo testo c’è stato un impressum che ha coinvolto un fumettista, Michele Boscagli, che adesso fa parte del collettivo e uno sceneggiatore fantasy di estrazione, Zu, ormai fedele collaboratore esterno.

Alla scoperta de La Premiata Agenzia Sviaggi
Dottor Sviaggi n.0

Dall’idea di Dottor Sviaggi, a cascata, è venuto fuori tutto. Abbiamo impaginato il fumetto in termini di poster e rivista e, una volta che è venuta fuori la rivista, abbiamo trovato un’ulteriore dimensione attraverso cui esprimerci ovvero l’autoproduzione editoriale. Ne è derivata anche la fanzine che è un altro elemento piuttosto comune all’interno del mondo delle autoproduzioni editoriali insieme a un insieme di cose ancora in cantiere. C’è Efrem che scrive racconti, MariaLuisa che scrive poesie con elementi molto particolari di carattere sinestetico.

Anch’io mi sono messo a scrivere dei testi, che sono più dei parlati che vengono utilizzati nelle canzoni, quando fino a poco prima c’erano testi cantati veri e propri. Il reparto scrittura è sempre stato presente anche se non lo sapevamo. Aver capito la forma con cui mostrare questa parte di noi è stato utile per dare un senso verbale a quello che facevamo, che all’inizio erano canzoni senza testo o immagini.
Attualmente la parte musicale viene prodotta totalmente in DIY e portata in giro. Noi seguiamo tutta la parte di composizione, registrazione (e quindi anche rudimenti di sound design) e anche la produzione. Siamo super indipendenti, quindi ci serviamo di Bandcamp, e per il momento siamo abbastanza contenti di come sta andando. Questi rudimenti di produzione ci stanno servendo per creare un prodotto che a noi piace. Sarebbe bello anche che piacesse in giro, ma stiamo crescendo sia collettivamente che singolarmente, e per questo per il momento siamo soddisfatti.

Focalizziamoci intanto sul comparto audio, quali sono le tue influenze e le suggestioni in fase di produzione musicale?

Siamo partiti facendo rock psichedelico che faceva occhiolini a destra e a manca tra funky, progressive e psichedelia. Questa linea è discontinua al momento e il processo creativo ha, per forza di cose, subito un’evoluzione. Per cui si è passati a un’elettronica, diciamo un downtempo electro con elementi EDM, psichedelici e talvolta industrial. La suggestione viene sempre dal collettivo: io mi occupo della parte musicale dal punto di vista tecnico. Ci sono delle idee, dei riff che se vuoi richiamano il mondo della psichedelia rock o del rock classico in cui c’è un basso oppure una chitarra che fa un giro e poi si viene a creare il contesto intorno a seconda della suggestione che dà quel giro. Ad esempio, il pezzo che riteniamo il migliore dell’ultimo EpOne More Stream’ è ‘Bubbles (So Fragile)’. È una traccia che parte con un giro di basso piuttosto semplice, con delle note abbastanza staccate fra di loro lì è venuta fuori la suggestione di qualcosa di effimero, che adesso c’è e poi non c’è. A metà canzone c’è un parlato un po’ strascicato in stile vaporwave in cui dico “e quando ti accorgi che c’è un barlume di realtà intorno a te, […] guardi il cielo e vedi che la pioggia colpisce quelle bolle di cui una volta ti preoccupavi, ma di cui ora non ti curi più”. Ci sono varie suggestioni di natura psichedelica, se vogliamo, ma che in realtà sono più dei giochi sinestetici.

Alla scoperta de La Premiata Agenzia Sviaggi
LPAS live al Circolo Nadir (PD)

Tutto molto legato alla componente istintuale, di cui hai parlato all’inizio.

Esatto. La parte dell’istinto si sostanzia secondo me nel rintracciare la prima suggestione che viene. Chiaramente mi fido anche della suggestione più complessa perché dove c’è complessità c’è ricchezza. Dal momento che la suggestione viene dall’interazione tra i vari comparti, chiaramente questo istinto ha come ulteriore elemento la commistione da parte degli altri rami di produzione.

Hai menzionato la vaporwave in cui sono ricorrenti elementi presi dalla realtà e poi filtrati, è un filone che può essere associato anche alla vostra estetica?

La nostra estetica all’inizio si realizzava attraverso visual art diffuse per lo più su Facebook, poi da lì si è affiancata l’idea di visual che fossero da sfondo alla musica, ma contemporaneamente avessero la musica come sfondo. La vaporwave non è un elemento cardine della nostra produzione musicale, però è un’estetica a cui non potevamo non fare riferimento, a cui facciamo allusione in maniera naturale. Si opera tramite la forzatura di canoni naturali, è un’ipercostruzione per portare a decostruzione. Ci sono piccoli elementi che danno una suggestione e che poi si traducono in immagini super filtrate, dove l’immagine filtrata è in realtà il vedere qualcos’altro a partire da un’immagine semplice.

La vaporwave è anche un elemento di denuncia in chiave anticapitalistica. Al di là del fatto che noi abbiamo una tendenza politica innata, questa non filtra nell’idea del collettivo. Teniamo la politica fuori dalla nostra espressione. Il processo creativo semplicemente risente di stimolazioni, ma abbiamo anche altri elementi da cui traiamo spunto sia in termini di produzione che estetici. In termini musicali ci sono diversi gruppi che ci hanno ispirato, a caso dico i Tame Impala o A Comet Is Coming, ma anche Carpenter Brut, Perturbator e El Huervo, gruppi e artisti che presentano degli elementi abbastanza ricorrenti nei crossover fra la musica elettronica e la musica rock.
La nostra estetica musicale poi è strettamente collegata a quella visual perché ci sono tanti elementi da cui trarre ispirazione dal punto di vista sia visivo sia tecnico: layering, riverberi, delay…chi più ne ha più ne metta.

Da Dotto Sviaggi n.0

Dal punto di vista della produzione musicale, prediligi un approccio analogico?

Più analogico c’è, meglio è. Chiaramente non si può fare a meno anche del digitale. C’è tutta una componente di spazialità resa grazie a dei riverberi che sono piuttosto legati alla componente psichedelica. Io utilizzo un MicroBrute dell’Arturia che, dopo tanti anni, mi stupisce ancora con dei suoni diversi. Faccio fatica a pensare con cosa potrei sostituirlo dal punto di vista della pasta sonora. Faccio uso di microfoni, sia condensatori che dinamici, e strumenti legati al mondo delle produzioni rock. Mi piace fare all’antica e andare in sala prove a fare le registrazioni con gli ampli microfonati per il synth, per le chitarre o per i bassi elettrici.

C’è molto legame con l’analogico perché i suoni sono decisamente più caldi e poi perché quello che riesci a toccare è più bello. Questa componente è anche legata alle collaborazioni che sono state fatte finora, ad esempio per l’Ep(S)Baldo’ siamo andati a registrare con gli strumenti sul Monte Baldo io e un mio amico di Verona (in arte FreePlay Project). Sono tre tracce di genere post-rock e electro, in cui c’è una linea di basso fatta con il MicroBrute su cui si sviluppa intorno la chitarra elettrica. La produzione elettronica chiaramente risente anche della componente digitale.

Estratto dalla fanzine LPAS

Siete al lavoro a nuovi progetti per il futuro?

Come collettivo ci muoviamo su vari canali. Dal punto di vista musicale stiamo aspettando che ci sia una vera riapertura. Abbiamo da poco partecipato GASP (Gagliarde Autoproduzioni Sherwood Padova) organizzato da Sherwood Festival. C’è tanta gente che ha voglia di tornare a sentire musica, stiamo aspettando l’occasione giusta per ricominciare. Sulla musica siamo attivi ma il grande traino di LPAS adesso sono le produzioni editoriali. Grazie all’autoproduzione editoriale abbiamo creato una bella rete in giro per l’Italia, il che ci ha reso molto fieri: pare tra l’altro che ci troveremo al FOA Boccaccio a Monza il 14 e 15 maggio, non vediamo l’ora.

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